continuano le collaborazioni della sottoscritta su gaytv.
in homepage, oggi, trovate lo sparo di questa favolosa notizia.
(coming soon, l'analisi sociologica del fenomeno "foto tenerone di cuccioli su internet".)
Visualizzazione post con etichetta non sono per niente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta non sono per niente. Mostra tutti i post
25.6.08
28.2.08
pensavi non ce ne saremmo accorti
e invece sí.
non è che il sito in sé sia basato su un'idea originale (e come avrebbe potuto essere originale l'idea di occuparsi di scovare le idee non originali? he he he, che arguzia luciferina posseggo!), ma il solo nome, e il fatto che si occupi di magagne a tutto campo, e non solo in pubblicità, me lo fa istintivamente stare simpatico.
eppoi parla male di marc jacobs, che secondo me è la bufala creativa del nuovo millennio, oltre che lo stupratore del marchio vuitton* e il creatore di alcune delle borse più brutte, inutili e offensive degli ultimi tempi. (per non parlare della scarpa al contrario, una beffa della natura. forse nessuno ha reso noto a marc - o forse sí, ma in rehab se l'è scordato - che, come diceva coco chanel, se con un vestito non ci puoi andare in giro per strada, non è un vestito, è un travestimento, e questo vale ovviamente anche per gli accessori)
sí, questa settimana sono arbitraria & molesta. ma amici, la vita è arbitraria e molesta. la morte, poi, manco a dirlo.
(e di buon umore, aggiungerei)
*non che vuitton di suo sia un marchio aspirazionalissimo, ultimamente.
non è che il sito in sé sia basato su un'idea originale (e come avrebbe potuto essere originale l'idea di occuparsi di scovare le idee non originali? he he he, che arguzia luciferina posseggo!), ma il solo nome, e il fatto che si occupi di magagne a tutto campo, e non solo in pubblicità, me lo fa istintivamente stare simpatico.
eppoi parla male di marc jacobs, che secondo me è la bufala creativa del nuovo millennio, oltre che lo stupratore del marchio vuitton* e il creatore di alcune delle borse più brutte, inutili e offensive degli ultimi tempi. (per non parlare della scarpa al contrario, una beffa della natura. forse nessuno ha reso noto a marc - o forse sí, ma in rehab se l'è scordato - che, come diceva coco chanel, se con un vestito non ci puoi andare in giro per strada, non è un vestito, è un travestimento, e questo vale ovviamente anche per gli accessori)
sí, questa settimana sono arbitraria & molesta. ma amici, la vita è arbitraria e molesta. la morte, poi, manco a dirlo.
(e di buon umore, aggiungerei)
*non che vuitton di suo sia un marchio aspirazionalissimo, ultimamente.
etichetta:
non sono per niente,
polemica,
sparagiudizi,
tra piccole iene
21.1.08
celebrity deathmatch
[un post che vi cambierà la settimana]
[e una domanda che - noblesse oblige - si risponde da sola]
chi indossa meglio le jimmy choo viola di vernice?
posh o asha?
[e una domanda che - noblesse oblige - si risponde da sola]
chi indossa meglio le jimmy choo viola di vernice?
posh o asha?
5.5.07
fuori tempo massimo. premessa.
facendo una breve e rapida statistica esistenziale, mi sono resa conto che vuoi o non vuoi la maggior parte delle cose le ho sempre lette viste ascoltate visitate e discusse in ritardo. quando nessuno più ne parla. fuori tempo massimo.
fino a poco tempo fa mi soffermavo distrattamente (con lo sguardo obliquo) su questo fatto, considerandolo pigramente un'evenienza, una cosa così, casuale, chiedendomi poco spesso e con poca convinzione come mai sono mediamente così poco hype.
il fatto che me lo sia sempre chiesto con così poca convinzione, ho scoperto dopo, era solo un indice della realtà del fenomeno, che non riguarda un ritardo generico, ma un superamento dall'altro lato dello snobismo.
io devo fare le cose coi miei tempi.
quando essere in è in, io me la tiro ancora di più, cercando di essere out.
io devo fare le cose coi miei tempi.
una sfiducia radicata e potente verso gli argomenti mi assale quando questi sono discussi a destra e a manca. non so, mi si chiudono le saracinesche del cervello. non mi ci avvicino. poi, dopo mesi, a volte anni, finalmente li riprendo in mano.
io devo fare le cose coi miei tempi.
adesso, se questo non è snobismo nella sua più pura accezione, cioè del sentirsi superiori senza veramente esserlo, non saprei come definirlo.
io devo fare le cose coi miei tempi.
mi piace occuparmi delle cose quando nessuno se ne sta occupando. sembra una cosa da sfigati, invece è una cosa da fighetti. storcere il naso su quel film di cui tutti parlano, vederlo sei mesi dopo, eh, sei mesi dopo, e sorridere di soddisfazione interiore. avere lo spazio per trovarlo personalmente stupendo senza dover sentire tutto il resto del mondo.
io devo fare le cose coi miei tempi.
praticamente: l'approccio storiografico al contrario.
per i nuovi lettori, si definisce approccio storiografico la tendenza diffusa a giudicare migliore sempre quello che viene prima. il primo disco, i primi film, i primi episodi dei simpson, il primo periodo artistico, eccetera.
perché li ascoltavamo/vedevamo/conoscevamo solo noi, perché effettivamente erano meglio, perché fa fico dirlo. boh.
comunque, insomma, l'approccio fuori tempo massimo non è altro che una declinazione dell'effetto storiografico.
se non puoi essere il primo, beh, almeno sii l'ultimo.
il superamento a sinistra dello snobismo intellettuale. l'ignoranza. come sempre.
per i nuovi lettori, anche questa è una vecchia teoria.
dunque, ecco, l'approccio fuori tempo massimo, è caratteristica costante nella quasi totalità della mia fruizione di prodotti dell'industria culturale. (fa schifo come frase, lo so, ma mi faceva pigrizia scrivere l'elenco di cose in sé.)
e credo di sapere, adesso, che lo pratico consapevolmente, anche se ne sono inconsapevole.
io devo fare le cose coi miei tempi.
specificatamente mi capita con i siti e i fenomeni web. con il cinema.
ma soprattutto con la musica.
(la mia media di ritardo sull'ascolto dei dischi è alta. coi dischi indie, poi, che hanno un altissimo indice di hypeness, è altissima. giriamo sui due anni. non gliela faccio. è che non mi riesce ascoltare i bloc party per esempio quando tutti dicono che sono un fenomeno. mi infastidisce.)
(oh, mio dio, mischiarsi con la plebe, giammai) (suppongo che si chiami "sindrome del re sole") (sì, lo so, me lo merito Il Deboscio)
e, ancora più sopra a tutto, con i libri. ma di questo, ne parlerò nel prossimo post.
fino a poco tempo fa mi soffermavo distrattamente (con lo sguardo obliquo) su questo fatto, considerandolo pigramente un'evenienza, una cosa così, casuale, chiedendomi poco spesso e con poca convinzione come mai sono mediamente così poco hype.
il fatto che me lo sia sempre chiesto con così poca convinzione, ho scoperto dopo, era solo un indice della realtà del fenomeno, che non riguarda un ritardo generico, ma un superamento dall'altro lato dello snobismo.
io devo fare le cose coi miei tempi.
quando essere in è in, io me la tiro ancora di più, cercando di essere out.
io devo fare le cose coi miei tempi.
una sfiducia radicata e potente verso gli argomenti mi assale quando questi sono discussi a destra e a manca. non so, mi si chiudono le saracinesche del cervello. non mi ci avvicino. poi, dopo mesi, a volte anni, finalmente li riprendo in mano.
io devo fare le cose coi miei tempi.
adesso, se questo non è snobismo nella sua più pura accezione, cioè del sentirsi superiori senza veramente esserlo, non saprei come definirlo.
io devo fare le cose coi miei tempi.
mi piace occuparmi delle cose quando nessuno se ne sta occupando. sembra una cosa da sfigati, invece è una cosa da fighetti. storcere il naso su quel film di cui tutti parlano, vederlo sei mesi dopo, eh, sei mesi dopo, e sorridere di soddisfazione interiore. avere lo spazio per trovarlo personalmente stupendo senza dover sentire tutto il resto del mondo.
io devo fare le cose coi miei tempi.
praticamente: l'approccio storiografico al contrario.
per i nuovi lettori, si definisce approccio storiografico la tendenza diffusa a giudicare migliore sempre quello che viene prima. il primo disco, i primi film, i primi episodi dei simpson, il primo periodo artistico, eccetera.
perché li ascoltavamo/vedevamo/conoscevamo solo noi, perché effettivamente erano meglio, perché fa fico dirlo. boh.
comunque, insomma, l'approccio fuori tempo massimo non è altro che una declinazione dell'effetto storiografico.
se non puoi essere il primo, beh, almeno sii l'ultimo.
il superamento a sinistra dello snobismo intellettuale. l'ignoranza. come sempre.
per i nuovi lettori, anche questa è una vecchia teoria.
dunque, ecco, l'approccio fuori tempo massimo, è caratteristica costante nella quasi totalità della mia fruizione di prodotti dell'industria culturale. (fa schifo come frase, lo so, ma mi faceva pigrizia scrivere l'elenco di cose in sé.)
e credo di sapere, adesso, che lo pratico consapevolmente, anche se ne sono inconsapevole.
io devo fare le cose coi miei tempi.
specificatamente mi capita con i siti e i fenomeni web. con il cinema.
ma soprattutto con la musica.
(la mia media di ritardo sull'ascolto dei dischi è alta. coi dischi indie, poi, che hanno un altissimo indice di hypeness, è altissima. giriamo sui due anni. non gliela faccio. è che non mi riesce ascoltare i bloc party per esempio quando tutti dicono che sono un fenomeno. mi infastidisce.)
(oh, mio dio, mischiarsi con la plebe, giammai) (suppongo che si chiami "sindrome del re sole") (sì, lo so, me lo merito Il Deboscio)
e, ancora più sopra a tutto, con i libri. ma di questo, ne parlerò nel prossimo post.
post e post it. tecniche mnemoniche per deficienti.
non sono particolarmente astuta, quando mi scrivo delle cose da ricordarmi ma le scrivo in modo che se poi me le rileggo due mesi dopo non capisco a cosa si riferiscono.
come in un looney toone degli anni 40, mi meriterei in questo momento di materializzarmi in forma di leccalecca gigante con scritto SUCKER, o di asino con grandi orecchie. per la gioia del pubblico dileggio.
ma oltre che astuta sono testarda perciò, anche se non ricordo cosa volevo significare con quella parola, in sfida alla mia distrazione mnemonica ho deciso di scriverla qui, lo stesso, anche se non ha senso, anche se non mi ricordo cosa dovevo scrivere a riguardo, anche se non ho la minima idea di cosa voglia dire.
scarpe
fanculo, alzheimer.
come in un looney toone degli anni 40, mi meriterei in questo momento di materializzarmi in forma di leccalecca gigante con scritto SUCKER, o di asino con grandi orecchie. per la gioia del pubblico dileggio.
ma oltre che astuta sono testarda perciò, anche se non ricordo cosa volevo significare con quella parola, in sfida alla mia distrazione mnemonica ho deciso di scriverla qui, lo stesso, anche se non ha senso, anche se non mi ricordo cosa dovevo scrivere a riguardo, anche se non ho la minima idea di cosa voglia dire.
scarpe
fanculo, alzheimer.
etichetta:
alzheimer,
non sono per niente,
the fabulous life
8.3.07
non sono per niente:
(brrr.)
paranoica.
autobus per tornare a casa. mi arriva un sms di al. che parla di 24, quindi devo risponderle. ma ahimé, non ho soldi sul cellulare spagnolo. (non sono per niente sempre senza soldi sul cellulare) sicché accendo quello italiano per risponderle da lí. (non sono per niente organizzata in modo complicato) (non sono per niente portatrice di una borsa che pesa più di me) succede che ARGH, trovo un sms che mi segnala una chiamata persa il giorno prima.
vado nel panico.
(senza considerare che non lo accendevo da un mese, quindi chissà quante cacchio di chiamate avevo perso prima di questa) (non sono per niente arbitraria)
uno: è un numero che inizia per zerocinque. italiano.
cazzo.
sono sicuramente le merde della società di credito delle rate della palestra dell'anno scorso che chissà che cavillo hanno beccato chissà dove e vogliono pignorarmi i reni.
peggio ancora.
è il condominio, che pur essendo a milano mi chiama da un numero toscano, la qual cosa mi inquieta ancora di più.
no no no peggio ancora.
è un numero che non conosco, chi può essere?
chiamo, e mi risponde un fax.
MERDA, È UN UFFICIO. sicuro, e non saprò mai chi sono perché è un numero breve di quelli che escono dai centralini perciò non lo rintraccerò mai.
MERDA MERDA MERDA. SONO FOTTUTA.
sicuramente era una cosa fondamentale. non mi richiameranno mai più. volevano denunciarmi per qualcosa. sicuro.
non può essere qualcuno che ha sbagliato numero. sicuramente volevano qualcosa da me. bastardi. che cazzo volete. lasciatemi in pace. vi odio.
tanto sarà inutile cercare il numero sulle pagine bianche già lo so.
arrivo a casa.
per disperazione, per dimostrare a me stessa che ho ragione, accendo il pc e vado su paginebianche.it, inserisco il numero e mi esce questo.
mi sa che avevano sbagliato numero.
(e comunque per un nanosecondo cerco di ricordarmi quando sono stata a pisa dopo la gita del liceo, cioè mai)
(però continuo a pensare che quando due anni fa ho fatto in macchina il viaggio roma-milano, forse... )
permalosa.
ieri pomeriggio mi hanno detto una stronzata ma che m'ha fatto talmente rodere il culo ma talmente che sono ancora mezza incavolata.
ma non ne parlerò perché non se lo merita, perché anche se mi rode il culo è una stronzata.
e punto.
paranoica.
autobus per tornare a casa. mi arriva un sms di al. che parla di 24, quindi devo risponderle. ma ahimé, non ho soldi sul cellulare spagnolo. (non sono per niente sempre senza soldi sul cellulare) sicché accendo quello italiano per risponderle da lí. (non sono per niente organizzata in modo complicato) (non sono per niente portatrice di una borsa che pesa più di me) succede che ARGH, trovo un sms che mi segnala una chiamata persa il giorno prima.
vado nel panico.
(senza considerare che non lo accendevo da un mese, quindi chissà quante cacchio di chiamate avevo perso prima di questa) (non sono per niente arbitraria)
uno: è un numero che inizia per zerocinque. italiano.
cazzo.
sono sicuramente le merde della società di credito delle rate della palestra dell'anno scorso che chissà che cavillo hanno beccato chissà dove e vogliono pignorarmi i reni.
peggio ancora.
è il condominio, che pur essendo a milano mi chiama da un numero toscano, la qual cosa mi inquieta ancora di più.
no no no peggio ancora.
è un numero che non conosco, chi può essere?
chiamo, e mi risponde un fax.
MERDA, È UN UFFICIO. sicuro, e non saprò mai chi sono perché è un numero breve di quelli che escono dai centralini perciò non lo rintraccerò mai.
MERDA MERDA MERDA. SONO FOTTUTA.
sicuramente era una cosa fondamentale. non mi richiameranno mai più. volevano denunciarmi per qualcosa. sicuro.
non può essere qualcuno che ha sbagliato numero. sicuramente volevano qualcosa da me. bastardi. che cazzo volete. lasciatemi in pace. vi odio.
tanto sarà inutile cercare il numero sulle pagine bianche già lo so.
arrivo a casa.
per disperazione, per dimostrare a me stessa che ho ragione, accendo il pc e vado su paginebianche.it, inserisco il numero e mi esce questo.
mi sa che avevano sbagliato numero.
(e comunque per un nanosecondo cerco di ricordarmi quando sono stata a pisa dopo la gita del liceo, cioè mai)
(però continuo a pensare che quando due anni fa ho fatto in macchina il viaggio roma-milano, forse... )
permalosa.
ieri pomeriggio mi hanno detto una stronzata ma che m'ha fatto talmente rodere il culo ma talmente che sono ancora mezza incavolata.
ma non ne parlerò perché non se lo merita, perché anche se mi rode il culo è una stronzata.
e punto.
Iscriviti a:
Post (Atom)
